Sono arrivate delle novità sulle successioni, con regole precise sulla dichiarazione, sul calcolo dell’imposta e sui tempi da rispettare. I dettagli.

Quando si apre una successione, insieme agli aspetti personali ed emotivi arrivano inevitabilmente anche quelli pratici.
È proprio in questo momento che famiglie, eredi e professionisti si trovano a fare i conti con una procedura che richiede precisione, rispetto delle scadenze e una buona conoscenza delle regole.
Non si tratta soltanto di presentare un modulo, ma di affrontare un insieme di adempimenti che possono coinvolgere imposte, documentazione, immobili, rapporti bancari e verifiche sulla posizione di ciascun beneficiario.
Negli ultimi mesi il quadro ha assunto un profilo ancora più pratico, perché per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025 l’imposta viene gestita con un meccanismo diverso rispetto al passato, più automatizzato nella fase di compilazione della dichiarazione.
Una novità che, da un lato, punta a rendere il percorso più lineare, ma dall’altro richiede comunque attenzione, perché dietro una procedura apparentemente guidata restano da valutare obblighi, esoneri, scadenze e modalità di pagamento.
E proprio qui si concentrano i punti che meritano di essere letti con maggiore cura.
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Novità sulle successioni: chi deve presentare la dichiarazione e quando
Resta centrale un aspetto: la dichiarazione di successione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che nella generalità dei casi coincide con la data del decesso.
A presentarla possono essere eredi, i chiamati all’eredità, i legatari e, in alcune situazioni specifiche, anche altri soggetti come rappresentanti legati, curatori, amministratori dell’eredità, esecutori testamentari o trustee.
Quando i soggetti obbligati sono più di uno, non occorre moltiplicare gli adempimenti: è sufficiente una sola dichiarazione.
Non in tutti i casi, però, l’obbligo scatta automaticamente. L’esonero opera solo se si verificano contemporaneamente tre condizioni precise:
- l’eredità deve essere devoluta al coniuge o ai parenti in linea retta,
- il valore complessivo non deve superare 100.000€,
- non devono essere presenti immobili o diritti reali immobiliari.
Basta il venir meno di uno solo di questi requisiti per far tornare l’obbligo dichiarativo. Per questo motivo, prima di considerare chiusa la questione, conviene sempre verificare bene la composizione dell’asse ereditario e i soggetti coinvolti.
Come si presenta la dichiarazione
La dichiarazione può essere trasmessa direttamente online tramite i servizi riservati dall’Agenzia delle Entrate, accedendo con SPID, CIE o CNS, oppure può essere predisposta con il software dedicato da installare sul proprio computer.
In alternativa, resta sempre possibile affidarsi a un intermediario abilitato, come un professionista o un CAF, oppure richiedere assistenza tramite appuntamento presso un ufficio dell’Agenzia, dopo aver completato la compilazione.
La procedura telematica non si limita a raccogliere i dati, ma accompagna anche l’utente nella fase conclusiva, rilasciando le ricevute che attestano l’avvenuta presentazione.
Inoltre, in sede di compilazione è possibile richiedere la copia conforme della dichiarazione, documento che in molti casi diventa utile per gestire operazioni successive, come lo svincolo di conti correnti o titoli.
Imposta, franchigia e pagamento
Se nell’eredità sono presenti immobili, prima della presentazione della dichiarazione occorre considerare anche imposta ipotecaria, catastale, imposta di bollo e altri eventuali tributi connessi ai servizi richiesti.
A queste somme si aggiunge poi l’imposta di successione vera e proprio, che oggi segue regole diverse a seconda della data di apertura della successione:
- successioni aperte dal 1° gennaio 2025 -> l’imposta viene autoliquidata dal contribuente e calcolata in maniera automatizzata durante la compilazione della dichiarazione.
- successioni aperti prima di tale data -> continua a valere il meccanismo precedente, con liquidazione da parte degli uffici competenti.
Restano poi ferme le aliquote e le franchigie collegate al rapporto di parentela.
- coniuge e parenti in linea retta -> 4% sulla parte che supera 1 milione di euro per ciascun beneficiario
- fratelli e sorelle -> 6% oltre la franchigia di 100.000€
- altri parenti fino al quarto grado e per alcuni affini -> 6% ma senza franchigia
- tutti gli altri soggetti -> 8%, sempre senza soglie di esenzione.
È inoltre prevista una franchigia più elevata, parti a 1,5 milioni di euro, per i trasferimenti a favore di persone con disabilità con necessità di sostegno intensivo.
L’imposta autoliquidata deve essere versata entro 90 giorni dal termine di presentazione dalla dichiarazione, anche se il contribuente può scegliere di pagarla già al momento dell’invio.
Quando l’importo da rateizzare raggiunge almeno 1.000€, è possibile optare per il pagamento dilazionato, con un acconto minimo del 20% e il saldo distribuito in rate trimestrali: fino a 8 rate per importi più contenuti e fino a 12 per quelli superiori a 20.000€.





