Le comunità energetiche delle Marche possono accedere a nuovi contributi per realizzare impianti alimentati da fonti rinnovabili. I dettagli

La transizione energetica passa sempre più spesso da iniziative nette direttamente sul territorio.
Le comunità energetiche permettono infatti a cittadini, imprese, enti pubblici e organizzazioni locali di produrre energia rinnovabile e condividerla tra più soggetti.
Alla base deve esserci un progetto organizzato, capace di collegare produttori e consumatori e di generare benefici economici, ambientali e sociali per l’intera comunità.
Per favorire la diffusione di questo modello, la Regione Marche ha stanziato 3,8 milioni di euro. Le risorse serviranno a finanziare la realizzazione o il potenziamento degli impianti e delle infrastrutture necessarie al funzionamento delle CER.
Il bando guarda però a investimenti di una certa dimensione. Per partecipare servono:
- una comunità già costituita,
- un progetto definito,
- una documentazione tecnica adeguata.
Vediamo quindi quali sono le condizioni principali, quali spese possono essere agevolate e come prepararsi all’apertura dello sportello.
Altrimenti, se volete sapere come funziona il fondo contro la deindustrializzazione cliccate qui.
Comunità energetiche: chi può richiedere il contributo
L’agevolazione è destinata alle comunità energetiche rinnovabili già costituite alla data di presentazione della domanda e dotate di una sede operativa nelle Marche.
Anche gli impianti finanziati e i soggetti che fanno parte della configurazione energetica devono essere presenti sul territorio regionale.
Il progetto deve quindi avere un legame concreto con l’area in cui verrà realizzato.
Un altro elemento centrale riguarda l’utilizzo dell’energia prodotta:
la quota dell’autoconsumo deve raggiungere almeno il 60%.
L’obiettivo del bando non è, infatti, finanziare impianti destinati principalmente alla vendita dell’energia, ma favorire una produzione realmente condivisa tra i membri della comunità.
Prima di presentare la domanda sarà quindi necessario verificare la composizione della CER, la localizzazione degli impianti e la capacità del progetto di rispettare i livelli di autoconsumo richiesti.
Contributi e spese finanziabili
Il bando riconosce un contributo a fondo perduto pari al 40% delle spese ammissibili, fino a un massimo di 300.000€ per ciascun progetto.
L’investimento complessivo deve però superare i 200.000€.
La misura è quindi rivolta a interventi articolati, che richiedono una programmazione tecnica e finanziaria accurata.
Tra gli investimenti agevolabili rientrano:
- gli impianti fotovoltaici e agrivoltaici,
- i sistemi minieolici e mini-idroelettrici,
- gli impianti che sfruttano il moto ondoso.
Possono essere comprese anche le spese per i sistemi di accumulo, le smart grid, le opere collegate agli impianti e gli strumenti necessari per controllare e gestire i flussi energetici.
Il contributo può inoltre coprire alcune spese tecniche e i costi strettamente collegati alla costruzione e allo sviluppo della comunità energetica.
Ogni voce dovrà comunque essere coerente con il progetto e adeguatamente documentata.
Scadenze e presentazione delle domande
Le richieste potranno essere trasmesse tramite la piattaforma SIGEF
dal 30 settembre 2026 fino al 29 gennaio 2027.
La procedura sarà a sportello. Le domande verranno quindi esaminate seguendo l’ordine cronologico di presentazione, fino all’esaurimento delle risorse disponibili.
Questo rende particolarmente importante la fase di preparazione. Pima dell’apertura sarà opportuno avere già definito il progetto, raccolto i preventivi e verificato la disponibilità delle autorizzazioni e della documentazione tecnica.
La presenza di diversi soggetti all’interno della comunità energetica richiede inoltre un buon coordinamento: imprese, enti, cittadini e professionisti dovranno condividere obiettivi, investimenti e modalità di utilizzo dell’energia.





