L’IA nella formazione professionale

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L’IA sta prendendo piede nella formazione professionale, infatti con i decreti collegati all’AI Act, l’intelligenza artificiale diventerà una competenza da conoscere e aggiornare. I dettagli.

Le indicazioni per i corsi di formazione obbligatoria sull'IA
L’IA entra nella formazione professionale

L’intelligenza artificiale è ormai entrata stabilmente nel dibattito professionale. Non si parla più soltanto di innovazione, automazione o strumenti capaci di velocizzare il lavoro quotidiano.

Il tema, oggi, è molto più concreto: capire come usare l’IA in modo corretto, consapevole e responsabile.

Il Governo sta lavorando ai decreti attuativi collegati all’AI Act europeo e alla normativa italiana sull’intelligenza artificiale.

Tra gli aspetti più rilevanti emerge il ruolo della formazione, destinata a diventare un punto centrale per professionisti, Ordini, Collegi e associazioni professionali.

L’obiettivo è che per utilizzare questi strumenti nell’attività professionale si deve conoscere funzionamento, limiti e responsabilità.

Per gli studi professionali questo passaggio è importante: l’IA può supportare analisi, ricerche, bozze, controlli e organizzazione del lavoro. Tuttavia, proprio perché può incidere su decisioni, documenti e rapporti con clienti e collaboratori, non può essere utilizzata in modo superficiale.

La formazione diventa quindi il mezzo per evitare due rischi opposti: da un lato ignorare strumenti che stanno già cambiando il mercato, dall’altro usarli senza comprenderne davvero le conseguenze. In mezzo c’è la strada più corretta: conoscere l’IA, sfruttarne le potenzialità e mantenere sempre il controllo umano sul risultato finale.

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IA nella formazione professionale: cosa dovranno prevedere i percorsi

Secondo lo schema dei nuovi decreti, Ordini e Collegi professionali dovranno inserire specifici moduli dedicati all’intelligenza artificiale nei percorsi di formazione iniziale e continua.

Questo significa che l’IA dovrebbe entrare nel monte crediti formativi obbligatori, con modalità che saranno poi definite dai singoli Ordini. Si tratterà, quindi, di un aggiornamento destinato a diventare parte integrante della crescita professionale.

I contenuti dovranno riguardare sia l’aspetto pratico sia quello normativo e deontologico.

Da una parte sarà necessario

  • capire come funzionano i sistemi di intelligenza artificiale applicati al proprio settore,
  • quali strumenti possono essere utilizzati,
  • quali sono i loro limiti,
  • come formulare correttamente istruzioni e richieste.

Dall’altra parte, però, la formazione dovrà affrontare anche temi più delicati: le regole europee e nazionali, la responsabilità del professionista, gli obblighi informativi verso clienti e dipendenti e il principio secondo cui la decisione finale deve restare sempre sotto il controllo umano.

La responsabilità del professionista

Uno degli aspetti più importanti riguarda la responsabilità.

L’intelligenza artificiale può essere un supporto utile, ma non può sostituire il giudizio professionale. Se uno strumento produce un risultato errato, incompleto o non adatto al caso concreto, il professionista non può dare la colpa al software.

Il controllo umano resta centrale: questo principio viene spesso indicato con l’espressione “human in the loop”, cioè presenza e verifica costante dell’operatore umano nel processo decisionale.

Che significa?

Che l’output generato dall’IA deve essere letto, valutato, corretto e adattato, non può essere accettato in modo automatico, soprattutto quando incide su documenti, decisioni, consulenze, valutazioni o rapporti con terzi.

Proprio per questo la formazione diventa una tutela per il professionista, per lo studio e per il cliente.

Tempi e adeguamenti per Ordini e associazioni

Il provvedimento non è ancora definito: il testo dovrà completare il proprio percorso di approvazione e, solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, diventeranno operativi i termini per gli adeguamenti.

Da quel momento, i Consigli nazionali degli ordini e dei Collegi avranno sei mesi per definire contenuti, modalità di erogazione e periodicità dei percorsi formativi dedicati all’IA.

Dovranno inoltre adeguare i propri regolamenti interni, sia sul fronte formativo sia su quello deontologico.

Il tema riguarda anche le associazioni professionali disciplinate dalla Legge 4/2013, che dovranno tenerne conto, soprattutto quando l’attività svolta presenta collegamenti rilevanti con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Per le professioni sanitarie, invece, l’inserimento della formazione sull’IA nei percorsi ECM seguirà un passaggio specifico tramite accordo in Conferenza Stato-Regioni.

In ogni caso, la direzione è già tracciata ed è il momento di considerare l’IA come una materia da comprendere, governare e aggiornare nel tempo.

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