Per i forfettari il limite dei redditi da lavoro dipendente o assimilati resta a 35mila€ anche nel 2026. Una tutela per chi opera con redditi misti e vuole continuare a beneficiare del regime agevolato. I dettagli

Nel panorama fiscale italiano, dove ogni stagione porta con sé revisioni, bozze di riforma e novità più o meno gradite, la stabilità è una merce rara.
Ecco perché la conferma del limite dei 35.000€ di redditi da lavoro dipendente o assimilati per accedere o restare nel regime forfettario rappresenta una boccata d’aria per tanti professionisti, freelance e piccoli imprenditori.
Il disegno di legge di Bilancio 2026, approvato a metà ottobre, proroga infatti la misura introdotta nel 2025, quando la soglia era stata innalzata dai precedenti 30.000€.
Una scelta che permette a migliaia di partite IVA di pianificare il futuro con maggiore tranquillità,
soprattutto per chi alterna attività autonoma a
rapporti di lavoro dipendente o percepisce redditi assimilati.
Naturalmente, il limite dei 35.000€ non è l’unico requisito: restano immutati i capisaldi del regime agevolato:
- il tetto di 85.000€ di ricavi;
- la soglia massima di 20.000€ per le spese di personale.
Eppure, proprio la conferma della soglia sui redditi da lavoro dipendente è ciò che fa davvero la differenza, perché incide sulla vita quotidiana di molti contribuenti “ibridi” che si muovono su più fronti.
Vediamo insieme tutti i dettagli, altrimenti se volete sapere come mantenere l’aliquota del 21% sulle locazioni brevi, cliccate qui.
Forfettari e limite di 35mila€: la regola
La proroga del limite dei 35.000€ riguarda tutti i redditi da lavoro dipendente e assimilati, categoria nella quale rientrano anche pensioni e assegni di mantenimento del coniuge.
X Sono esclusi invece gli arretrati soggetti a tassazione separata, come già chiarito dall’Agenzia delle Entrate.
Ai fini della verifica, tutti gli importi rilevanti vengono sommati:
oltrepassare la soglia, anche di poco,
può comportare l’uscita dal regime o l’impossibilità di accedervi.
Una regola semplice, ma decisiva, soprattutto per quei contribuenti che percepiscono più fondi di reddito nel corso dell’anno.
Come si applica
Il meccanismo resta immutato:
per verificare l’accesso al forfettario nel 2026 si guarda sempre ai redditi percepiti nel 2025.
Interessante la situazione di chi interrompe un rapporto di lavoro dipendente nel corso del 2025: se non avvia una nuova occupazione e non percepisce pensioni o altri redditi assimilati, la soglia non opera come ostacolo.
Se però nel frattempo inizia a percepire un reddito assimilato, ad esempio una pensione, questo dovrà essere conteggiato integralmente.
Una dinamica che richiede attenzione, perché basta una variazione nella natura dei redditi per cambiare completamente l’esito della verifica.
Proroga e prospettive
La conferma del limite dei 35.000€ per un altro anno non rivoluziona il sistema, ma
garantisce quella continuità di cui molti contribuenti avevano bisogno.
Le partite IVA con fatturati medio-bassi restano in uno dei regimi fiscali più competitivi, potendo programmare con un minimo di serenità la propria attività.
Non è una svolta epocale, certo, ma in un contesto economico in cui ogni certezza conta, questa proroga è un segnale che va nella direzione giusta.
Il resto lo scopriremo strada facendo.





